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(Questo è un esempio che faccio spesso: nel carteggio fra Bruno Zevi e Giovanni Michelucci, il critico romano scrisse all’architetto toscano, cito a braccio: “non sono d’accordo con te.

Ma preferisco essere in disaccordo con un amico che d’accordo con un nemico.” Dove l’amicizia aveva a che fare con una tensione morale, ovviamente, e non con una logica clientelare o nepotista).

(Se penso all’entusiasmo di Fortini di fronte ai primi computer. Molti degli autori di (il 32) che è il seme da cui è partita questa (fruttuosa) discussione hanno scritto, oltre a Raos e Inglese, Helena Janeczek, Roberto Saviano, ma anche Davide Bregola e Leonardo Colombati, entrambi gestori di blog personali.Di chi, da dentro quella realtà, esprima un dissenso.Mi vengono in mente Pasolini o Fortini che scrissero per il , diceva Pasolini, non mi interessa perché tanto so già che “siamo d’accordo”.Forse, mi viene da pensare, la sua vera libertà di espressione e la sua vera capacità di urticare, dentro al ).Forse perché l’intellettuale deve, per costituzione, saper esprimere dissenso di fronte a qualunque conformismo culturale. Non avrei mai letto un quotidiano nel quale non mi sarei riconosciuto (per scoprire, nel tempo, di non riconoscermi, davvero, in nessuno di quelli in circolazione).

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